| CITAZIONE ° Pensato ° Parlato Narrato Lei era sempre stata solo e solamente lei. Cercate forse una presentazione ufficiale? Cadete male. Lei non aveva Nome, perché nel luogo in cui era vissuta non si usava darne. Purtroppo il rapporto persona – Nome non era dei più lieti .. Certe volte si avventavano l’uno sull’altro, distruggendosi. Può sembrare pazzesco, folle, irreale. Eppure le cose andavano proprio così. Di mattina presto, quando si usciva di casa per lo studio, il lavoro o semplicemente per i propri affari .. Allora le strade erano un bagno di sangue. Si incontravano poveracci, uomini come tanti, e perfino bambini che vagavano per le vie con il sangue quasi fino alle caviglie. Ormai la guerra Nomi – Persone era diventata così sanguinosa.. Vi erano carri pieni zeppi dei cadaveri dei contendenti, e l’aria improvvisamente passava da quel suo frivolo sapore di “Nuovo Giorno” ad uno di Sangue. Lei si chiamava Axar. Essere chiamati è diverso da possedere un Nome. Axar era nata nella generazione dei Senza Nome, ovvero di quella gente che non usava più darsene uno – e i pochi che lo facevano venivano trucidati dagli stessi – ma che semplicemente si faceva chiamare così da gli altri, senza ufficializzare. Axar aveva ricevuto molti Nomi non ufficiali, sin dall’infanzia, ma li aveva persi infinite volte, fino al suo attuale. Axar proveniva dal termine Azar, che significa Fuoco. In lei ardevano le Fiamme dell’Odio, della Rabbia .. Del Dolore. Purtroppo era cresciuta senza genitori, o meglio .. Non aveva memorie di loro. Era come se avesse perso i suoi ricordi, e questo Vuoto era appagato solo dalla sensazione di Solitudine che da diversi anni l’alimentava. In quella città dove le strade erano bagnate dal sangue, Axar era riuscita a vivere più o meno onestamente, tanto che nonostante la sua giovane età poteva già dire di avere una fedina non più tanto pulita.. Eppure vi erano anche tante cose elementari che non sapeva fare. Come leggere, ad esempio. Non riusciva a parlare, non conosceva le parole, o addirittura l’alfabeto. Aveva una sua spiegazione per ogni fenomeno, e l’assenza di una figura familiare aveva portato ad un metodo improvvisato per fuggire dai problemi .. Non usando l’Intelligenza, ma l’Istinto. Ed è diverso. Detto questo immaginarci Axar come una sorta di Donna della Giungla è sbagliato: era semplicemente una bambina di pochi anni di vita, racchiusa nel corpo d’una ormai sedicenne.
Session # 001 – From The Darkness.
Mi ero sempre chiesta che cosa provasse quella moltitudine di stelle che cadono dal cielo, quando questo è sul grigio, e che s’infrangono su di una mano come su un ramo, svanendo. Sono tante, le stelle, e cadono insieme fino a restare attaccare sullo stelo di un filo d’erba, o sul suolo. Un giorno mi sono fatta coraggio e ho provato a raccoglierle, per salvarle. Ma come s’infrangevano sul mio corpo .. Svanivano, entravano in me, e in quei momenti sentivo come un brivido di ferro perforare la mia pelle. Ho avuto paura di averle uccise. Eppure, giù in città, c’erano tanti ragazzi che giravano per le vie con la bocca aperta, facendo a gara a chi ne mangiasse di più. Come si fa a mangiare una stella così piccola e trasparente, senza avere un minimo di risentimento? Io non capisco.
Ma ora anche io stavo cadendo. Sì, non so da quanto, forse da pochi attimi, o forse da giorni .. Non sapevo contare. Attorno a me era tutto buio, e … Non riuscivo a vedere nulla, nemmeno le punte delle scarpe. Avevo paura, qualcosa dentro di me batteva così tanto forte che sembrava volesse sfondarmi il corpo. Nella città dove sono vissuta, ogni tanto ci sono degli angeli che si ergono in alto, e poi si lasciano cadere, come le stelle. Solo che loro non svaniscono, ma restano lì, in mezzo alla piazza, in un bagno di sangue e di organi. Avevo paura: non volevo finire anche io in un ammasso di sangue ed organi. I bambini che passavano di lì hanno detto che quell’angelo era morto. Morto? Cosa significa? Significa forse restarsene lì per terra per secoli e secoli, in un bagno di sangue e puzza? Se questo significa essere morti, non voglio morire mai.
Ho chiuso gli occhi, e ho atteso di ritrovarmi come l’angelo, ma nel farlo ho perso la concezione del tempo. Quando ho trovato la forza di riaprirli, mi sono trovata con i piedi per terra, e con le gambe tremanti. Non ero certa di sapermi muovere, di aver trovato l’equilibrio giusto. Mi sono inginocchiata a terra, e ho cominciato a toccare con mano quella superficie, perché avevo paura di cadere ancora una volta nell’abisso. Quando ho visto che quel pavimento non crollava, mi sono alzata, e ho cominciato a guardarmi attorno. Come uscire di lì ? Non so perché, ma mi venivano le lacrime agli occhi. In quel momento ho notato un’immagine sotto di me: strano, non ho visto mani usare pastelli per disegnare, eppure quella era proprio una rappresentazione. C’era un viso bellissimo, e così familiare .. Un ragazzo. Prestando maggior attenzione all’immagine ho così compreso che quella figura non era altro che il Capo. Sì, il Capo. Sono riuscita a riconoscere i suoi capelli castani lunghi fino alle spalle, e quel suo sguardo coraggioso. Il Capo comandava tutti noi, ma un giorno – una volta alzatami – Loro erano tutti spariti. Li ho cercati a lungo, ma non sono mai riuscita a ritrovarli.
Allora ho provato a seguire quel corpo tanto più grande rispetto al mio, appiattito sul suolo, ma l’unica cosa che ho trovato è stata una scalinata lucente, trasparente come le stelle che cadevano dal cielo. Non volevo salire. Le scale erano trasparenti, e avevo paura che mi avrebbero lasciato scivolare giù ancora una volta. Non mi fidavo. Eppure era l’unica via che avevo. Muovendomi a gattoni come una Bestia, ho superato le mie paure, e sono così giunta ad un altro pavimento colorato, solo che questa volta v’era l’immagine di una strana donna, strana. No, non che avesse quattro occhi o dieci orecchie: semplicemente mi sembrava di conoscerla da sempre, quando invece non l’avevo mai vista. Mossa da una certa curiosità nello scoprire chi fosse quella dama, mi sono nuovamente chinata sulla figura, e passando le mie dita sulle sue guance, ho sperato davvero che uscisse di lì per abbracciarmi.
« Sei mesi con una persona che se rinascessi mille volte vorrei riconoscere e amare in ciascuna di queste vite. Sei mesi con una persona di una devozione assurda, che mi avrebbe seguita fino in campo al mondo. Ma non sono fatta per questo, e lo sai. La monotonia mi annoia, la caccia mi stimola. Ho sacrificato il mio passato per te, e ora sono qui, nel tuo cuore di pietra. Tu, indipendente e forte, tu creatura solitaria, distaccata, affascinante. Tanto più volevo conoscerti, tanto più sentivo lati della nostra personalità combaciare perfettamente e altri entrare in un profondo contrasto. È nata una competizione. E con il tempo la provocazione è diventata corteggiamento. Pizzicarci è ancora all’ordine del giorno, così come la lotta per stabilire che sia a comandare tra noi. È meraviglioso. Stiamo insieme non perché ce lo ha ordinato il dottore o perché sentivamo di doverlo fare.. Ma perché ci piace. Ci amiamo. Ed è proprio questo il trucco: non mettere etichette, prezzi, rigidi controlli. Un tempo avrei avuto bisogno di contratti e promesse firmate, come un avvocato. Mi hai cambiata. Grazie per quello che sei, per le emozioni che mi hai dato da quando c’è stato il nostro incontro. Ti amo. »
Don't be played like someone else's board game Don't be classed out like some desolate redoubt Don't be misled you've got alot on your head And nobody's gonna pay attention when you are dead! So: fa fa fa fa fa fa fa fa Raise Your Voice! ~» + «~ |